Recensione: “The Dressmaker” (Australia, 2015) di Jocelyn Moorhouse

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Ironico, pungente e irriverente. Tutto questo è “The Dressmaker” film australiano del 2015 (dall’inutile sottotitolo italiano “Il diavolo è tornato”. Come al solito in Italia amiamo o cambiare completamente titolo con uno che non c’entra nulla oppure lasciare il titolo originale e aggiungerci una frasetta a caso in italiano), della regista Jocelyn Moorhouse (sinceramente il suo nome non mi diceva nulla ma ho letto nella sua filmografia che ha diretto anche “Gli anni dei ricordi”, un film davvero carino di circa un ventennio fa) che vede come protagonisti la sempre perfetta Kate Winslet e il fratello-belloccio-di-Thor Liam Hemsworth. Nel 1951 Tilly Dunnage – interpretata magistralmente dalla Winslet – torna al paese natale di Dungatar, in Australia, per vendicarsi di chi l’ha costretta ad andarsene via quando era ancora una bambina. E lo fa in grande stile, armata di una macchina da cucine Singer e dei suoi splendidi abiti. Il suo ritorno porta subito scompiglio tra gli abitanti bigotti della cittadina, che la vedono come una minaccia perché convinti che avesse ucciso un suo coetaneo da piccola ma allo stesso tempo si lasciano conquistare dalla sua abilità nel cucire. Tilly, infatti, è una sarta di successo che ha lavorato a Milano, in Spagna, a Londra e, infine, a Parigi.

A proposito, vogliamo qui aprire una parentesi sul senso di dire tre nomi di città e poi una nazione intera?? Non si ricorda in che città ha lavorato in Spagna?? Lo riguarderò in lingua originale perché sono sicura che in inglese avrà detto Madrid, solite cazzate italiane!!

hqdefault_liveTornando a parlare della trama, ben poche sono le persone che credono in Tilly, se non per sfruttare la sua abilità nel cucire. A nulla le servirà, infatti, l’aver conquistato le donne del paese con i suoi tessuti esotici: bigotte, superficiali e snob, vivono in un mondo sbagliato anche se, purtroppo, molto vero. Dungatar è il tipico paese che esisteva negli anni ’50 e che possiamo trovare ancora ora dove il progresso tarda ad arrivare…e non mi riferisco alla tecnologia ma alla mentalità delle persone.

In un territorio arido come il cuore dei suoi abitanti, troviamo comunque personaggi positivi. Pochi ma buoni perché sono i più belli di tutto il film: Hugo Weaving, che interpreta il sergente di polizia che ama travestirsi da donna, personaggio eccentrico e fuori dagli schemi, che aiuta Tilly; Liam Hemsworth non tanto per l’attore in sé che non è fondamentale (non mi spiego come si pensi di far credere che lui – poco più che ventenne – e Kate Winslet – benchè splendida ma comunque quarantenne – siano coetanei nella storia!) quanto per il ruolo di Teddy, in grado di dare coraggio alla protagonista. La figura più bella in assoluto, però, è “Mad” Molly, madre di Tilly magistralmente interpretata da Judy Davis, la cui voce pronuncia alcune delle battute più belle e divertenti del film. Il suo personaggio, inoltre, è sicuramente il più complesso del film.

In conclusione, “The dressmaker” a me è piaciuto molto. Non è sicuramente un’opera indimenticabile ma permette di passare un paio d’ore piacevolmente. Resta da dire, però, che il suo più grande difetto è il continuo cambio di genere: non si capisce se è una commedia, un dramma, un revenge movie, un western, una commedia nera, un film romantico, si passa troppo spesso da uno all’altro e lo spettatore, purtroppo, ne risente.

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