Recensione: “Suffragette” (Regno Unito, 2015) di Sarah Gavron

locandina SuffragetteQualche settimana fa (giusto in occasione della festa della Donna ma è stato un caso, giuro!) sono andata a vedere “Suffragette” (id.), un film con grandi attrici dei giorni nostri come Meryl Streep, Helena Bonham Carter, Carey Mulligan (che non ho mai sopportato) e Romola Garai (che a me, personalmente, piace molto). Ne avevo sentito molto parlare da quasi un anno, da quando ancora lo stavano girando, e l’argomento mi aveva intrigato fin da subito non perché io sia una fervente femminista (anche se un po’ lo sono) ma perché lo trovo di estremo interesse e, finora, quasi mai trattato dal cinema. Inoltre, nutro da sempre un fortissimo interesse per qualsiasi storia in costume che vada da fine settecento a oltre metà del novecento.

Insomma, non potevo lasciarmelo sfuggire e, infatti, non mi ha delusa. Ho letto commenti non proprio entusiastici della critica ma io l’ho trovato un bel film anche se indubbiamente melodrammatico. Mostra a noi tutte, donne contemporanee che abbiamo dimenticato come solo cento anni fa (per quanto riguarda l’Italia anche molto meno visto che il voto l’abbiamo ottenuto solo nel 1945) diritti che ora noi consideriamo imprescindibili non ci erano nemmeno lontanamente riconosciuti, quanto le nostre bisnonne abbiamo dovuto sacrificare per vincere questa lotta. Lotta che, per una volta, non faceva differenza tra classi sociali ma vedeva unite proletarie e alto borghesi in un unico ideale: l’uguaglianza.

Questo dramma ripercorre la storia delle prime militante femministe, che per cercare di farsi ascoltare hanno dovuto lottare radunandosi clandestinamente e agendo in maniera sempre più violenta per cercare di ottenere anche solo un minimo di attenzione. Finite più volte in carcere, alcune di essere sono arrivate anche a dare la vita per la causa. Ed è proprio su un episodio di questo genere che il film termina, mostrando le immagini vere delle prime suffragette.

Suffragette_film_scenaAlcuni personaggi dell’opera sono esistiti veramente, altri, invece, no, proprio come Maud Watts, protagonista della pellicola interpretata alla perfezione da Carey Mulligan (giuro, qui mi è veramente piaciuta) che trova ben presto in questa lotta una ragione di vita, anche se il prezzo che dovrà pagare per aver solo cercato di farsi riconoscere dei diritti sarà davvero molto alto.

Meryl_Streep_Emmeline_Pankhurst_filming_Suffragette_British_political_activist_British_suffragette_movement-466733Duramente represse dalla polizia, mentre i politici dell’epoca guardano indifferenti, costrette allo sciopero della fame, queste donne non si arrendono e trovano nella figura di Emmeline Pankhurst, realmente esistita, un mentore che le ispira e le istiga a combattere. Interpretata da Meryl Streep, questa resta una figura nell’ombra: se ne parla tanto ma la si vede solo cinque minuti in tutto il film. Certo, è il capo che tiene unito e dà direttive al gruppo e in quanto tale va protetto ma non mi è piaciuto come abbia lasciato che la polizia picchiasse e arrestasse le altre dopo il suo comizio mentre lei se ne andava in carrozza tranquilla e beata. Nonostante i gesti estremi che compiono non fanno mai del male agli altri e quando agiscono con atti di terrorismo lo fanno solo in luoghi vuoti e disabitati, per farsi ascoltare senza mai ferire nessuno.

“Suffragette” resta un film che si guarda con piacere e un po’ di ansia (durante la visione mi sentivo come se fossi stata io la protagonista) ma lascia un senso di incompletezza. Fa vedere appena l’inizio della storia fino a un momento cruciale, senza, però, mostrarne la continuazione ma lasciando questo compito a poche righe di conclusione nei titoli di coda, che ci ricordano, purtroppo, come in alcune parti del mondo, questo diritto non sia ancora stato concesso (e non lo sarà nemmeno a breve).

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