Recensione: “Una lontana follia” di Kate Morton

Secondo romanzo di Kate Morton, “Una lontana follia” è, se possibile, ancora più gotico degli altri suoi libri. Pubblicato nel 2010, l’opera prende avvio negli anni ’90 quando Edie Burchill, giovane editrice londinese, scopre una parte del passato di sua madre Meredith che le era sempre stata tenuta segreta. Da qui si dipana tutta la ricerca di Edie che arriva così a scoprire la storia delle tre sorellastre Blythe: Persephone, Seraphine e Juniper, che, ormai vecchie, vivono nel castello in rovina di Milderhurst e che, durante la seconda guerra mondiale, avevano dato ospitalità alla allor giovanissima Meredith, sfollata da Londra per un breve periodo.

Edie, che da sempre ambisce all’affetto di sua madre, con cui, invece, ha sempre mantenuto rapporti freddi e distaccati, si butta a capofitto nelle sue indagini fino a scoprire qual è il segreto – o meglio i segreti – che si nascondono nel passato di Meredith e delle sorelle Blythe.

Come dicevo, “Una lontana follia” è sicuramente il romanzo più gotico di Kate Morton: aiutato anche dall’ambientazione in un castello tetro e decadente i cui abitanti sembrano destinati all’infelicità. Il destino delle tre sorelle, che a novanta e passa anni non si sono mai mosse da Milderhurst, è segnato fin dalla gioventù e quello che le accomuna non è vero affetto ma la solitudine e un rapporto morboso che ha presto portato Juniper, la sorella minore, alla pazzia.

Questa è un’opera sui rapporti tra figli e genitori: sul piano del presente il libro si incentra sul legame inizialmente debole tra Edith e sua madre Meredith; nel passato, invece, la chiave di tutto sta nelle relazione tra il grande scrittore Raymond Blythe e le sue tre figlie. Senza la sua figura probabilmente le sorelle non sarebbero mai diventate quello che sono, l’ombra di tre giovani fanciulle che avrebbero potuto avere tutto dalla vita e condividono ora invece un destino di follia.

Mentre la Morton vorrebbe rendere Juniper il personaggio più bello e puro del libro, quella che poi resta nella mente dei lettori è invece Persephone, sorella-padrona, pronta a tutto per difendere la sua famiglia.

Quello che mi lascia un po’ interdetta di questo romanzo è come, appunto, non si faccia altro che parlare di Juniper ma senza mai, se non nelle prime pagine e nei flashback del passato, sentirla parlare direttamente. Proprio nell’unica conversazione che avviene tra lei e Edith c’è una frase che, secondo me, non viene poi risolta nel resto del romanzo: Juniper, che ha scambiato la giovane donna per la madre, la accusa di non essere più venuta ad un appuntamento per lei importantissimo ma di cui poi non si fa più alcun cenno.

“Una lontana follia” resta nel complesso un bel romanzo ma a cui, però, rispetto agli altri della Morton, manca qualcosa, un’immedesimazione in grado di far realmente appassionare i lettori alla storia. Forse perché il rapporto che lega Meredith alle sorelle Blythe in realtà è molto marginale: l’unico ruolo che Meredith ha nella vicenda è di far conoscere Juniper con il suo grande amore e di appassionarsi a suo volta alla scrittura grazie alla giovane Blythe ma con il mistero che avvolge tutto il libro lei in realtà non ha nulla a che fare.

Se qualcuno volesse iniziare a leggere i libri di Kate Morton, non vi consiglierei di cominciare con questo: bello sì ma non uno dei migliori. Lo stile di scrittura è molto scorrevole e lo si legge davvero in poco tempo per scoprire qual è il segreto di cui tanto si parla ma il finale lascia un po’ delusi.

DSCN9220

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...